2^B Liceo Pascal Istituto Barletti

16 commenti:

  1. Anche quest'anno si parte con "Emergenza italiano". Buon VIAGGIO...a tutti.
    Serena.

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  2. Ciao a tutti. Con i ragazzi di II sto trattando Dante in Letteratura Italiana e abbiamo affrontato come una parola, secondo il grande poeta fiorentino, possa avere quattro significati. Partendo da questo aspetto tratteremo i quattro significati del viaggio compiuto da Dante nei tre regni e ci soffermeremo sulla mitica figura di Ulisse. Mi associo agli altri.... BUON VIAGGIO!!
    Roberta

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  3. Ciao a tutti, siamo la classe II B.
    Per quanto riguarda il tema del viaggio, vorremmo ricollegarci a quello che stiamo trattando in italiano.
    Quest'anno abbiamo intrapreso il viaggio tra le pagine della letteratura, cominciato già alle medie.
    Tutta la letteratura è costituita da racconti di viaggi, perché non si viaggia solo attraverso gli spazi, ma anche attraverso il tempo, non solo nella fantascienza: tutta la vita dell'uomo può essere considerata un viaggio ed è paragonabile ad una serie ininterrotta di tappe, di incontri, insieme ad altri compagni.

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  4. Ciao, sono Bujee.
    Quest'anno, nella letteratura italiana, dopo aver affrontato i poeti cortesi, ci siamo trovati alle prese con Dante.
    E qua, ricollegandosi con il tema del viaggio, viene naturale pensare alla più grande opera del poeta, cioè la Divina Commedia, che, in fin dei conti, è la metafora, l'allegoria della vita, attraverso il viaggio. Viaggio non per forza fisico, anzi. Per Dante è solamente un itinerario all'interno della mente, dove come meta c'è la felicità, la realizzazione di quello che è veramente, come persona. Dopo aver analizzato e affrontato tutte le sue paure, tutti i suoi vuoti, riesce a trovare quello che si dice 'se stesso'. Ed è quello a cui tutti dovranno, prima o poi, far fronte.

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  5. Dopo esserci consultati sugli argomenti da trattare, abbiamo deciso di affrontare il viaggio di Dante nella Divina Commedia e di collegarci al "folle volo" di Ulisse.
    Divisi in due gruppi, coordinati dalla professoressa Carosio, ci siamo inoltrati in questo percorso.
    Con l'aiuto di alcune informazioni frutto di un'elaborata e accurata ricerca, unito allo studio di questi anni, ci è stato possibile completare questo lavoro.

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  6. Linda Gualco dice:
    La "Divina Commedia" narra un immaginario viaggio del poeta, iniziato l'8 aprile del 1300 e durato sette giorni, attraverso i tre regni ultraterreni dell' Inferno, del Purgatorio e del Paradiso.
    Nel mezzo del cammin di nostra vita
    mi ritrovai per una selva oscura,
    ché la diritta via era smarrita.
    Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
    esta selva selvaggia e aspra e forte
    che nel pensier rinova la paura!
    Tant'è amara che poco è più morte;
    ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
    dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
    Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
    tant'era pien di sonno a quel punto
    che la verace via abbandonai.

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  7. Irene Ferrari e Valeria Gallo commentano:
    All'età di trentacinque anni, persi tutti i suoi punti di riferimento, Dante si trova a dover analizzare il proprio vissuto.
    Per meglio farvi capire quello che il poeta ha dovuto affrontare, vorremmo iniziare con un' analogia: l'esame di terza media costituisce per gli studenti un punto cruciale della vita perchè l'esame non è solo una scadenza ma anche una tappa della propria esistenza. E' il momento di fare un bilancio, il primo bilancio della vita; ed è giusto guardarsi indietro per cercare di capire che cosa si è vissuto per compiere scelte consapevoli. Questo vuol dire che la vita non è un flusso indifferenziato di fatti, ma che essa si raccoglie attorno a circostanze, persone, eventi e parole che sono più significative di altre.
    L'uomo ha, dunque, bisogno di rileggere le proprie esperienze per decifrarne il senso. Anche Dante, nella cantica del Paradiso si trova al termine del suo viaggio nell'aldilà: l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. E' giunto, come si dice:
    "nel ciel che più de la sua luce prende"
    nel cielo il cui riverbera più intensamente il fulgore della luce di Dio.
    Dunque la "Divina Commedia" è la storia di un viaggio.

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  8. Antoci Agnese, e Carboni Alberto dicono:
    Il percorso di Dante può essere visto, quindi, come la metafora, la rappresentazione allegorica del viaggio dell'uomo attraverso l'ultraterreno.

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    1. Caneva Arianna e Danielli Linda affermano:
      Il poema, come ogni opera d'arte in generale, è costituito su diversi livelli di lettura. Nel ''Convivio'' Dante afferma che la ''Divina Commedia'' può avere quattro diversi sensi: il senso letterale, quello allegorico, quello morale e quello anagogico.

      Nel senso letterale, l'opera narra il viaggio immaginario di Dante attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.

      Nel senso allegorico vuole invece significare la conversione di Dante dal suo traviamento con l'aiuto della ragione umana (Virgilio) che lo induce a meditare sulla gravità del peccato nel viaggio attraverso l'Inferno e il Purgatorio; mentre poi Beatrice, simbolo della verità rivelata, per intercessione di Maria, lo conduce alla visione di Dio.

      Nel senso morale è un ammonimento ai cristiani, perchè considerino quanto sia facile cadere in peccato e difficile liberarsene, se non si meditano le pene riservate nell'eternità ai peccatori e il premio concesso ai giusti.

      Nel senso anagogico dimostra come tutta l'umanità dallo stato di infelicità e di disordine, seguendo la guida dell'impero (Virgilio) nelle cose temporali, e della chiesa(Beatrice) nelle cose spirituali arrivi alla felicità.

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    2. Mihailov Tatiana, Panizza Francesco, Robbiano Martina scrivono:
      Quest’opera può essere classificata come un testo allegorico-didattico, poiché costituisce un programma di insegnamento religioso-morale. La novità della Commedia consiste nel fatto che molti insegnamenti siano autoreferenziali, nel senso che portano sino ai segreti della Trinità, cioè alla chiave della macchina dell’universo che l’autore sta attraversando. Al contrario, i viaggi dei suoi precursori servono a fare incontrare ai protagonisti sublimi docenti, che impartiscono loro nozioni morali e religiose indispensabili.

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  9. Elena Scarsi, Nervi Sara, Arcieri Nicolò dicono:
    Affrontando la tematica del viaggio non possiamo non pensare al personaggio di Ulisse, che nella letteratura viene visto in due modi differenti. Omero, autore del poema epico che descrive le avventure dell’eroe nel suo ritorno ad Itaca, ne parla come un uomo sapiente, coraggioso e alla ricerca della conoscenza.
    In contrapposizione troviamo Dante, il quale lo considera un traditore, in quanto oltrepassò il limite imposto all’uomo dalla volontà divina. Nella Commedia lo colloca nel girone dei fraudolenti, infatti definisce “folle” il viaggio di Ulisse.

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    1. Ciao, Sara and company. Sono Stefano della V B della Scuola Primaria Giovanni Paolo II.
      Volevo ringraziarvi perché mi avete rivelato un aspetto di Ulisse che non conoscevo, cioè quello dantesco.
      Noi stiamo preparando una rappresentazione sull'Odissea e quindi conosciamo, per ora, solo l'Ulisse omerico.
      A proposito....andiamo in scena giovedì 6 giugno al pomeriggio....
      Ciao. Stefano

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  10. Andrea Lombardo, Barisone Cecilia, Cocorda Alice scrivono:
    Lo maggior corno de la fiamma antica
    cominciò a crollarsi mormorando,
    pur come quella cui vento affatica;
    indi la cima qua e là menando,
    come fosse la lingua che parlasse,
    gittò voce di fuori e disse: «Quando
    mi diparti' da Circe, che sottrasse
    me più d'un anno là presso a Gaeta,
    prima che sì Enëa la nomasse,
    né dolcezza di figlio, né la pieta
    del vecchio padre, né 'l debito amore
    lo qual dovea Penelopè far lieta,
    vincer potero dentro a me l'ardore
    ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto
    e de li vizi umani e del valore;
    ma misi me per l'alto mare aperto
    sol con un legno e con quella compagna
    picciola da la qual non fui diserto.
    L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,
    fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
    e l'altre che quel mare intorno bagna.
    Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
    quando venimmo a quella foce stretta
    dov' Ercule segnò li suoi riguardi
    acciò che l'uom più oltre non si metta;
    da la man destra mi lasciai Sibilia,
    da l'altra già m'avea lasciata Setta.
    ``O frati", dissi ``che per cento milia
    perigli siete giunti a l'occidente,
    a questa tanto picciola vigilia
    d'i nostri sensi ch'è del rimanente
    non vogliate negar l'esperïenza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.
    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza".
    Li miei compagni fec' io sì aguti,
    con questa orazion picciola, al cammino,
    che a pena poscia li avrei ritenuti;
    e volta nostra poppa nel mattino,
    de' remi facemmo ali al folle volo,
    sempre acquistando dal lato mancino.

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    1. L'intera classe commenta il passo sopra citato:

      Il corno maggiore della fiamma in cui erano racchiusi i due personaggi antichi, cominciò ad agitarsi emettendo un mormorio, come una fiamma scossa dal vento; quindi, muovendo la cima qua e là, come fosse la lingua che parlasse, emise la voce e disse:
      "Quando mi allontanai da Circe, che mi trattenne per più di un anno presso Gaeta, prima che Enea chiamasse così quella località, nè l’affetto per mio figlio Telemaco, nè il rispetto e la devozione verso il vecchio padre Laerte, nè il legittimo amore coniugale per Penelope, che avrebbe dovuto renderla lieta, riuscirono a vincere in me il desiderio ardente di fare esperienza del mondo, dei vizi umani e della virtù: ma mi affidai al mare profondo e sconfinato con una sola nave e con quei pochi compagni dai quali non fui mai abbandonato. Vidi l’uno e l’altro litorale del Mediterraneo, fino alla Spagna da un lato e fino al Marocco dall’altro, l’isola della Sardegna e le altre che il mar Mediterraneo bagna. Io e i miei compagni eravamo vecchi e stanchi quando arrivammo a quello stretto passaggio dove Ercole segnò i confini del mondo, perchè l’uomo non procedesse oltre; sulla mia destra a nord, lasciai Siviglia, sulla sinistra, a sud, avevo lasciato Ceuta.
      "O fratelli, dissi, che attraverso centomila pericoli siete giunti all’estremo del mondo, non vogliate rifiutare alla così breve porzione di vita sensibile che ci resta l’opportunità di conoscere, seguendo il corso del sole, l’emisfero disabitato.
      Considerate la vostra origine: non foste creati per vivere come animali, ma da uomini, per conquistare la virtù e la conoscenza".
      Con il mio breve discorso resi i miei compagni così desiderosi di proseguire che a stento avrei poi potuto trattenerli e, volta verso est la poppa della nave, usammo i remi come ali per un volo temerario, procedendo sempre verso sinistra.

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  11. Bianchi Virginia, Castelvero Elisa, Parodi Chiara, Panizza Francesco scrivono:
    A metà del XXVI canto dell’Inferno Dante, spinto dalla curiosità, si avvicina ad una fiamma biforcuta celante Odisseo e il fido compagno Diomede. Qua ha inizio il dialogo fra i due in cui Ulisse non parla minimamente della colpa che l’ha portato all’Inferno, a differenza di quanto accadrà nel canto successivo.
    L'aggettivo "folle" è un exemplum negativo, di un uso errato dell’intelligenza e della volontà di conoscere (pur in sé lodevoli), che porta alla rovina. Un’altra sostanziale differenza tra le due visioni di Ulisse è il fine del viaggio: quello omerico affronta un’infinità di pericoli e tentazioni ma il suo scopo era il ritorno in patria, dalla moglie e dagli affetti famigliari.

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  12. Fabio Franza e Nervi Sara scrivono:
    L’Ulisse dantesco altro non è che il simbolo dell’uomo che, accecato da una sete di conoscenza infinita, guidato dalla superbia, non impone limiti a se stesso. L’eroe greco non esita a cavalcare il mare per superare quelle Colonne d’Ercole che segnano il confine del mondo conosciuto. Le stelle in cielo e la terra all’orizzonte illudono l’eroe e i suoi fidi compagni; ma una violenta tempesta, proprio quando ormai sembrava fatta, risveglia le onde e rovescia la nave.

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